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Dal libro " La corrispondenza negata epistolario della nave dei folli" una riflessione

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Leggo su “Repubblica” di Domenica 2 Novembre un articolo sull'Ospedale Psichiatrico di Volterra. Ovvero: sulle lettere ritrovate nell'archivio dell'Ospedale, lettere del 1879-1974, Queste lettere sono state raccolte in un libro e pubblicate a cura della Asl di Pisa-Del Cerro editore). C'è un articolo della grande poetessa Alda Merini( che il manicomio lo ha vissuto in prima persona) che mi ha colpito particolarmente, mi ha dato spunti per riflettere e spero possa farlo anche a voi. Riferendosi ai ricoverati che scrivevano queste lettere mai inviate ( venivano censurate dalla direzione dell'ospedale) Alda Merini scrive “ la cosa più commuovente è la fiducia: quella dei pazienti che crivono ai loro cari e quella dei parenti che scrivono ai loro pazienti.”. Già la fiducia; fiducia che loro avevano nei medici, negli ifermieri, a cui affidavano quei disperati messaggi di amore, dolore, sofferenza. La fiducia: e noi, noi che abbiamo a che fare come operatori di una Cooperativa sociale con utenti di centri diurni, disabili psichici, noi meritiamo la loro fiducia? Non la tradiamo come quei dottori che li illudevano di spedire la loro corrispondenza, invece la censuravano, la allegavano alle cartelle cliniche, quasi a voler dimostrare che quei sentimenti messi su carta fossero “prove” della follia. Dunque la fiducia....abbiamo la fiducia di queste persone? E se si come ci comportiamo? La “gabbiamo” loro e i loro parenti? Certo una Cooperativa sociale che ha a che fare con un centro diurno, con utenti psichici o fisici, riceve la fiducia degli stessi e delle loro famiglie. L'operatore sociale, il tecnico dei servizi sociali in qualche modo devono meritare questa fiducia. La corrispondenza negata nel cui libro si parla mi rimanda inevitabilmente al concetto di negazione di diritti che spesso più o meno consapevolmente noi “ operatori del sociale” rischiamo di fare. La sfida che oggi i mercati ci pongono, la sfracellante politica del ribasso nell'assegnazione di bandi pubblici dove si “vende” assistenza sociale, il rapporto “non facile” con le pubbliche amministrazioni mettono noi operatori del terzo settore nel difficile ruolo di chi deve saper non tradire la fiducia che gli viene accordata. Il bel libro edito dall' intelligente iniziativa della Usl di Pisa, è uno spaccato di storia che ci da modo di vedere anche il perchè si finiva in manicomio e come si era trattati. Ma la cosa più impressionante è proprio quella corrispondenza negata: l'ennesimo tradimento ed inganno ai danni di chi si è gia visto negato il diritto a vivere dignitosamente. Sul tema della “fiducia tradita” sarebbe interessante ricevere i vostri commenti, idee, spunti, riflessioni.

Alessio Guidotti

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molto interessante!

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